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Uno e Rigpa: “La radice Shakya” di Marco Della Luna

Alla fulgida memoria di Ammonio Sacca, rectius Shakya.

L’Uno in Plotino e il Rigpa nel buddhismo tibetano sono concetti che, sebbene radicati in tradizioni filosofiche e spirituali diverse e, nella geografia, alquanto lontane, mostrano sorprendenti analogie tra di loro e la comunanza in radice delle due tradizioni. Entrambi rappresentano il principio ultimo della realtà, un’unità al di là della dualità e della comprensione concettuale. E l’arrivo di uno Shakya ad Alessandria, in un momento topico per il decorso della civiltà e della storia, in cui era importanter dare nuovo impulso e nuovo spirito alla “filosofia”, ha corroborato quella comunanza.

L’Uno di Plotino

L’Uno è notoriamente il principio supremo del sistema filosofico di Plotino, il neoplatonismo. Si tratta di un’entità assolutamente trascendente, indefinibile e al di là di ogni categoria di essere, pensiero o esistenza. Le sue caratteristiche principali sono:

  • Trascendenza: L’Uno è superiore a tutto ciò che esiste e non è identificabile con nulla nel mondo. È la fonte da cui tutta la realtà (le “ipostasi”: Intelletto, Anima e, infine, il mondo sensibile) emana, ma senza che l’Uno stesso si impoverisca o venga alterato. Questa emanazione è un processo necessario, simile alla luce che si irradia dal sole.
  • Ineffabilità: Non si può descrivere l’Uno con attributi positivi (come “è buono” o “è saggio”), poiché ogni definizione lo limiterebbe. L’unica via è la “teologia negativa”, ovvero dire ciò che l’Uno non è.
  • Unità assoluta: L’Uno è non-duale, indivisibile e non ha parti. È l’origine della molteplicità, ma non è esso stesso molteplice.
  • Esperienza mistica: Il ritorno all’Uno non avviene tramite la ragione, ma attraverso un’esperienza mistica chiamata estasi, in cui il soggetto e l’oggetto si fondono in un’unica realtà.

Il Rigpa nel buddhismo tibetano

Il termine Rigpa (in tibetano “rig-pa”) significa “consapevolezza” o “conoscenza” ed è un concetto centrale nel buddhismo tibetano, in particolare negli insegnamenti dello Dzogchen. Rappresenta la natura primordiale e pura della mente, la sua essenza intrinseca, che è sempre presente al di là dei pensieri e delle emozioni.

  • Natura della mente: Rigpa è la consapevolezza pura e incontaminata, una “conoscenza della conoscenza stessa”. È privo di oscuramenti e contaminazioni passeggere. La mente ordinaria (sems) è l’attività mentale che subisce le fluttuazioni dei pensieri, mentre Rigpa è la consapevolezza pura che sta alla base di tale attività.
  • Non-dualità: Rigpa è descritto come l’unione inseparabile di vacuità (la sua essenza priva di esistenza intrinseca) e chiarezza (la sua capacità di conoscere e manifestare). Non è un’entità, ma uno stato di pura consapevolezza non-duale. Uno spazio luminoso.
  • Riconoscimento: La realizzazione di Rigpa non è un processo graduale di accumulo di conoscenza, ma un atto di riconoscimento, un’illuminazione improvvisa della propria vera natura. L’obiettivo della meditazione è riconoscere questo stato di presenza naturale.

Analogie tra l’Uno e il Rigpa

Nonostante le differenze contestuali, le somiglianze tra i due concetti sono notevoli:

  • Principio ultimo e trascendente: Sia l’Uno che il Rigpa sono il principio fondamentale della realtà, al di là del mondo fenomenico e delle categorie concettuali.
  • Ineffabilità e non-dualità: Entrambi non possono essere descritti con parole o concetti ordinari. L’Uno è al di là dell’essere, mentre Rigpa è la natura non-duale della mente, al di là del soggetto che conosce e dell’oggetto conosciuto.
  • Fonte della realtà: Sebbene in modi diversi (emanazione per Plotino, manifestazione per il buddhismo), entrambi sono la fonte da cui emerge la molteplicità della realtà. L’Uno “irradia” le ipostasi, e Rigpa è la base da cui si manifestano i pensieri e le emozioni.
  • Realizzazione non concettuale: L’accesso a entrambi non avviene tramite la mera ragione o lo studio, ma attraverso un’esperienza diretta e non concettuale: l’estasi per Plotino e il riconoscimento di Rigpa per il praticante buddhista.

Queste analogie mostrano come, in diverse tradizioni spirituali e filosofiche, si sia cercato di descrivere un’unica realtà ultima che trascende la nostra comprensione ordinaria e che può essere raggiunta solo attraverso un’esperienza diretta e non-duale.

il confronto tra Ālaya-vijñāna e Nous è un passo logico e affascinante. Mentre l’Uno e il Rigpa si ponevano come principi ultimi e ineffabili, l’Ālaya-vijñāna e il Nous rappresentano il livello successivo, quello che dà forma alla realtà, sebbene in modi molto diversi.

L’Uno di Plotino: Oltre il vuoto e la pienezza

L’Uno di Plotino è al di là di ogni concetto, inclusi quelli di “vuoto” e “pienezza”. Non è “vuoto” nel senso di una mancanza o di uno spazio da riempire. Al contrario, è la pienezza assoluta, la fonte da cui tutto emana. Dire che l’Uno è vuoto significherebbe applicargli una categoria, una limitazione. Plotino lo definisce come “ciò che non ha bisogno di nulla” e “ciò che è al di là dell’essere”, il che non implica un vuoto, ma una perfezione così totale da trascendere ogni definizione.

È totipotente? Certamente. Il termine “totipotente” (dal latino totus, tutto, e potens, potente) si adatta perfettamente. L’Uno è la causa di tutto, il fondamento di ogni realtà. È la sorgente da cui derivano l’Intelletto, l’Anima e il mondo sensibile. Non ha bisogno di agire per creare, poiché la sua stessa esistenza è la causa di tutto ciò che è.

Il Rigpa: Vuoto e totipotente

Nel buddhismo tibetano, il Rigpa è descritto come vacuità (shunyata), ma è fondamentale comprendere che questa vacuità non è un nulla. È l’assenza di un’esistenza intrinseca, separata e indipendente. È uno spazio non-duale che è al contempo luminosità o chiarezza (salwa). Questo “spazio vuoto” è quindi tutt’altro che una mancanza; è la natura intrinseca della mente, da cui ogni fenomeno può sorgere.

In questo senso, il Rigpa è anch’esso totipotente. La sua vacuità e la sua chiarezza sono inseparabili. La chiarezza del Rigpa è il potenziale per la manifestazione di tutti i fenomeni. È la base da cui emergono pensieri, emozioni e percezioni, e ha il potere di trasformare la mente dal ciclo del samsara (l’esistenza condizionata) allo stato di illuminazione.

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Marco Della Luna 21.8.2025  in redazione il 24 Agosto 2025 

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