Ci prendono in giro e lo fanno ridendo alle nostre spalle: come fa il governo a reggere se i tre partiti principali si sono comportati a Bruxelles in tre maniere diverse? Attaccati alle poltrone anche se “non è la loro battaglia” perché dovrebbe essere la nostra ?
E così la nobile Ursula, garrula presidente della Commissione Ue, plenipotenziaria di tutti i poteri forti, l’ha sfangata. I nostri agenti all’Avana, pardon i parlamentari europei, hanno respinto con una maggioranza di due terzi la mozione di sfiducia presentata dai deputati più cattivi di Bruxelles. Un quarto delle loro signorie hanno preferito il mare o la frescura montana e non erano presenti. Meditate, gente, meditate. La maggioranza a sostegno della patrizia tedesca con solide radici a Big Pharma è formata dai buoni, da tutti i buoni: popolari, socialisti, verdi, liberali. I malvagi di ogni colore restano con un palmo di naso.
Vari importanti partiti italiani, Cinque Stelle, Lega e Fdi ( il partito del capo del governo) non fanno parte della maggioranza dei Buoni. Sfumata la posizione dell’Alleanza Verdi e Sinistra, mentre Forza Italia, PD e le frattaglie centriste dei due schieramenti, con alla testa Più Europa ( brrr…) sono entusiasti sostenitori della cotonata signora. Eppure il voto dei deputati italiani non ha rispettato gli schieramenti nazionali e neppure quelli europoidi. Insomma, ci prendono in giro e lo fanno ridendo alle nostre spalle. Mentre Lega e Cinque Stelle hanno coerentemente votato contro la baronessa, e altrettanto coerentemente Forza Italia si è schierata a favore (il buon Tajani è un soldatino dell’esercito di Ursula) il PD – pur favorevole alla presidente- ha visto ben sette defezioni. Alcuni si sono prudentemente assentati –la caffetteria attrae più dell’aula sorda e grigia – altri erano ufficialmente impegnati in affari di Stato. Come i Blue Brothers, erano in missione per conto di Dio.
Il partito di Giorgia – italiana, madre e cristiana – non ha partecipato al voto. Il suo gruppo europeo – che fa parte dei cattivi – sarebbe (forse) contrario alla bellicosa nobildonna, ma il capo delegazione dei fratellini Carlo Fidanza ha fatto sapere che quella della mozione di sfiducia “non è la nostra battaglia”. Buono a sapersi, Carletto, che in tempo di elezioni non esiti a chiedere l’aiuto degli impresentabili della destra feroce. Non si riesce a capire quale sia la battaglia dei Fratelli (Abele o Caino ?), ex sostenitori del blocco navale, ex avversari dell’immigrazione, ex sovranisti, ex patrioti italiani, che si fanno fotografare con annessa bandiera americana. Una fuga dalle responsabilità imbarazzante, dato che a Bruxelles – dove hanno piazzato uno dei loro, Fitto, democristiano prestato a donna Giorgia – si decide gran parte degli affari nostri. In termini di leggi, di finanziamenti, di politica estera – sempre più appiattita sui cannoni – di finanza, industria ed agricoltura. Non è la vostra battaglia, ne prendiamo atto.
Come non è la battaglia del vostro dirimpettaio PD, che però ha avuto la decenza di votare, al netto di diplomatici silenzi. Come farete a lamentarvi per la fuga dal voto degli italiani se voi per primi non partecipate a votazioni cruciali ? E come fa il governo a reggere se i tre partiti principali si sono comportati a Bruxelles in tre maniere diverse? E come fa l’opposizione a essere credibile se si comporta allo stesso modo? Diciamola tutta: gli europarlamentari sono una casta costosa ed inutile, interessata soprattutto a mantenere stipendio e relazioni con le lobby accampate nei palazzi della Babele belga. Un minimo di decenza andrebbe però mantenuta, o almeno finta. Avete tre opinioni opposte sull’Ue: perché restate insieme al governo come se niente fosse? Ah già, lo fate per spirito di servizio nei confronti dell’amato popolo italiano. E voi, sinistri di tutte le tonalità – dal fucsia al rosé al rosso antico sino alle angurie ambientaliste, verdi fuori e rosse dentro-chiamate campo largo un’armata Brancaleone il cui unico obiettivo è depositare il lato B nelle stanze del potere.
Il caso della votazione sulla Von der Leyen non è un episodio tra i tanti della cronaca politica, è il segnale di uno scollamento invincibile tra i movimenti politici, la gente e la realtà, che mostra la vanità di parole svuotate di senso come democrazia, sovranità, coerenza. Come sempre, passata la festa (elettorale) gabbato lo santo. Lo capì tanti anni fa il mitico Antonio La Trippa, onest’uomo animato da ideali, candidato in un partito di volponi che si aspettavano di mantenere il seggio in parlamento per merito della popolarità di Antonio. Ma era solo un film, La Trippa aveva la maschera di Totò, spuntava da ogni angolo gridando “vota Antonio”e nel finale si ritirava dalla contesa dopo aver capito di essere stato usato da cinici mestieranti. Attaccati alle poltrone anche se “non è la loro battaglia”. Perché dovrebbe essere la nostra?
Roberto Pecchioli l’11 Luglio 2025


