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Vizietti “Gesuiti” in Vaticano di Andrea Cometti

Dal “Chi sono io per giudicare” alla troppa “frociaggine” nei seminari: riflessioni sul caso delle parole choc di Papa Francesco.

Incredibile uscita omofoba di Jorge Mario Bergoglio contro la presenza di omosessuali nei seminari! La notizia che ha fatto sobbalzare sulla sedia non poche persone e alcuni direttori di giornali – sempre riportata al “condizionale” – è di quelle che rimarranno nell’immaginario collettivo, come il simpatico film “il Vizzietto” con Ugo Tognazzi e lo svolazzante Albin (Michel Serrault): il Pontefice, secondo l’Ansa nell’incontro a porte chiuse con gli oltre 200 vescovi italiani, che lunedì scorso ha aperto nell’Aula del Sinodo l’assemblea generale della Cei, si è lanciato in serratissimi richiami verso una maggiore selezione negli accessi ai seminari, non senza usare termini coloriti e puntando persino il dito – come ha riferito Dagospia, seguito poi da altri media – contro l’eccesso di “frociaggine”, un quadretto da La Cage aux folles (Le gabbie delle matte) più che delle scuole dove si formano dei sacerdoti.

La bomba mediatica è certamente partita da Repubblica/Dagospia e poi veicolata dalla voce ufficiale dell’Ansa e già qui sorge una domanda spontanea: come fa ad uscire una battuta papale in una riunione “riservata” a porte chiuse della Cei? Paradossalmente, con questo salto mortale carpiato il novello Papa omofobo, oggi rischia di apparire simpatico anche ai cattolici più tradizionalisti e persino all’eurodestra populista e patriarcale, che nelle prossime settimane si accinge a votare e forse a cambiare il vento di Bruxelles.

Evidentemente dai saggi consigli bisbigliati di Eugenio Scalfari, quel mattacchione di Bergoglio sembra essere passato a quelli da caserma di Vittorio Feltri o forse a pensar male avrà semplicemente letto il libro proibito “Il Mondo al contrario” di quell’innominabile Generale post-fascista candidato salviniano? Mistero della fede verrebbe da dire.

Dal “Chi sono io per giudicare” alla troppa “frociaggine” nei seminari: riflessioni sul caso delle parole choc di Papa Francesco.

Sia come sia, le ipotesi complottiste sull’infausta frase del successore di Pietro abbondano proprio, proviamo ad elencarne alcune: da prima una normale manovra di palazzo, tutta interna alle mura Vaticane orchestrata allo scopo di farlo dimettere – Ratzinger docet – aizzandogli contro la potente Lobbies Gay, fino ad arrivare ad una diplomatica virata a 360 gradi in previsione di una vittoria della destra nell’Ue o trumpiana alle elezioni Usa: la Chiesa è maestra nel saggiare i venti migliori nell’arte della navigazione, soprattutto da quando gli ammiragli sono di scuola “Gesuita”.

Semplicemente forse, come per la Clausura Pandemica, potrebbe trattarsi di un programmato test delle Agende 2030 – in questo caso di quella Gender – per monitorare il grado di sottomissione e gaizzazione raggiunto dalla nostra meravigliosa Civiltà Occidentale, dopo il massiccio e pluridecennale indottrinamento con annesso bombardamento mediatico, chissà?

Ultima ipotesi complottista per capire il casus belli bergogliano riguarda il clima elettorale senza esclusioni di colpi: come certa magistratura a “Orologeria” anche il Nostro, mimetizzato testimonial del campo “Sinistro” si è attivato in campagna elettorale nello spettacolo di piazza con l’amico Roberto Benigni, che ha detto: “Facciamo un campo largo scriviamo: detto Francesco”, in chiara alternativa al “detta Giorgia” di sponda meloniana: se non è una prova questa, è un forte indizio.

Invero, l’esternazione papale è in linea con quanto decretato nel 2005 da Papa Benedetto XVI° e che lo stesso Bergoglio ha confermato, cioè che la presenza di Gay nei seminari è sconsigliata, per cui nel merito dottrinale e normativo della Chiesa di Roma stiamo parlando della classica aria fritta: forse lamentandosi della troppa “frociaggine” il furbo e un po’ sbadato inquilino di Santa Marta si riferiva al recente Sabba musicale in Svezia o al Genderfestival di Cannes, specchio di un cinema Hollywoodiano ormai diventato palese strumento di una noiosa propaganda unidirezionale.

Che nella Chiesa Cattolica l’omosessualità sia un problema serio e di lunga data soprattutto nei seminari è un segreto di Pulcinella, che coinvolge delicate tematiche legate al matrimonio dei sacerdoti e all’astinenza sessuale dei medesimi; gli scandali da ricordare proprio non mancano, uno su tutti quello eclatante dell’arcivescovo McCarrick, accusato di abusi sessuali sia su adulti che su minori scoperchiato dall’allora coraggiosissimo Nunzio negli Usa Mons. Carlo Maria Viganò.

Le parole di Bergoglio un programmato test delle Agende 2030 – in questo caso di quella Gender – per monitorare il grado di sottomissione e gaizzazione raggiunto dalla nostra meravigliosa Civiltà Occidentale, dopo il massiccio e pluridecennale indottrinamento con annesso bombardamento mediatico, chissà?

In generale l’omosessualità, che più o meno tranquillamente è sempre esistita fin dai tempi di Alessandro Magno è in realtà un “Non problema” come ammoniva il filosofo Roger Scruton: andrebbe semplicemente ignorato visti i numeri reali che sono – nonostante le decennali campagne promozionali –  minimali e che a tutt’oggi mirano solo ad imporre una visione contraffatta della realtà, sui cui fini chiaramente Malthusiani, cioè legati al depopolamento mondiale se ne potrebbe discutere a lungo.

Se l’omofobia va sempre condannata e la frase infelice di Bergoglio lo è, altro discorso è il capovolgimento di paradigma con una chiassosa, quanto evidente dittatura delle minoranze che ormai rasenta il ridicolo, come nel caso della ridenominazione di mamma e papà in Genitore 1 e 2: in cuor suo anche un Gay sa benissimo di essere nato da una mamma e da un papà e togliere – questo sì – sacrosanto diritto dei bambini un atto gratuito senza senso, d’altronde Gesù stesso disse ai suoi discepoli: “È impossibile che non avvengano scandali, ma guai a colui per colpa del quale avvengono! Sarebbe meglio per lui che una macina da mulino gli fosse messa al collo e fosse gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno solo di questi piccoli” e forse poter pensare – al netto delle rituali scuse – se anche l’attuale successore di Pietro, se ne sia finalmente ricordato: “meglio tardi che mai“!

Andrea Cometti il 28 Maggio 2024

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