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Forza Sinner, dono del Signore! di Luca Rossi

Jannik significa dono del Signore, preghiamo che il Signore lo protegga.

Jannik Sinner non ha certo bisogno di presentazioni. Tutti ormai lo conoscono. Non ci sarebbe da scrivere niente su questo ragazzo, ma soltanto guardarlo giocare a tennis ed ammirarlo per il suo talento, il suo carattere, la sua forza e la sua sportività. Se un suo connazionale, che di tennis ne capisce quasi niente, decide di scrivere su di lui, lo può fare quindi per due ragioni.

Per utilizzarne il nome, la fama e piegarli ad altri interessi e ad altre logiche, che nulla hanno a che fare con lo sport e tanto meno con l’Italia, oppure per metterlo in guardia e difenderlo. Molti italiani si sono sorpresi e indignati degli attacchi che Sinner ha ricevuto da alcuni famosi giornalisti. Secondo questi intellettuali illuminati, tanto abili con la tastiera quanto ignobili nel cuore, Sinner sarebbe colpevole di parlare un italiano poco fluido e di non essere residente in Italia.

A queste ridicole accuse non servirebbe nemmeno rispondere, non bisognerebbe sprecare inutilmente tempo ed energie, non sarebbe soprattutto necessario giustificarsi, tanto sono ignobili e assurde.  Ma che queste accuse siano state fatte, nel momento stesso in cui è nata una stella del tennis italiano, da giornalisti e uomini di spettacolo italiani, è una conferma di qualcosa che ormai conosciamo bene. La manipolazione mediatica, il controllo totalitario del mondo dell’informazione e della comunicazione, dove tutti i cantanti, gli attori, i tennisti, i ciclisti e i calciatori devono alla fine fare il gioco del padrone, che è un gioco maledettamente sporco.

L’enorme influenza esercitata da una stella dello sport non può essere lasciata libera e spontanea, deve essere organizzata, indirizzata, pilotata verso particolari interessi e valori. E se non è possibile farlo, se quella stella brilla troppo di luce propria, se non acceca e non confonde ma riscalda, nobilita e rischia anzi di mettere a nudo la meschinità di quegli interessi e la pochezza di quei valori a cui si vorrebbe sottometterla, quella stella deve essere spenta.

È da questo pericolo che vorremmo mettere in guardia Sinner. Altre stelle dello sport italiano sono finite bersaglio del fuoco incrociato di giustizia sportiva e gogna mediatica e sono precipitate all’inferno dal cielo che avevano conquistato con le loro gesta. In Jannik Sinner ci sono qualità morali ed intellettuali che potrebbero impedire che questo accada, potrebbe resistere anche a quei colpi e vincere il match con chi controlla e sfrutta lo sport, contaminando la semplice e pura passione sportiva con i più abietti interessi.

Jannik significa dono del Signore, preghiamo che il Signore lo protegga. Non vorremmo poi scrivere altro su questo giovane campione, che deve soltanto giocare a tennis, allenarsi, vincere e godersi i suoi vent’anni. Invece su quelli che scrivono su di lui vorremmo ancora scrivere qualcosa. Sugli intellettuali italiani, servili con il potere e arroganti con gli italiani, su coloro che si sono prostituiti per ambizione e vanità, sui giornalisti italiani che considerano l’essere invitato in televisione la massima gloria per un membro della loro categoria, sulle loro facce vuote di ogni verità, sui pozzi di malizia e di paura che sono i loro occhi, sulla loro mancanza di coraggio e di onestà vorremmo scrivere qualcosa.  

Se c’è un dovere dell’intellettuale, è quello di riconoscere e valorizzare, perché ciò che esiste sia visto dalla maggior parte delle persone, non perché se egli non ne scrivesse esso cessasse di esistere, ma per impedire che le vite di altre persone passino senza conoscere che esso sia mai esistito. Per questo è inutile scrivere su Sinner, il suo valore è evidente e tutti lo vedono. Non tutti vedono però la mancanza di valore degli intellettuali italiani. Questa mancanza è purtroppo reale come la vittoria di Sinner in Australia, e causa disonore alla patria quanto quella ci rende onore. Se Sinner avesse la residenza su Marte e parlasse il russo non smetteremmo di sentirlo italiano, perché lo sappiamo e lo riconosciamo tale. Voi invece, ridicoli moralisti, intellettuali da circo, voi che siete i veri traditori della patria, e che non siete più italiani, se mai lo siete stati, a voi auguriamo un viaggio anticipato all’inferno, la destinazione ultima delle vostre vite, il regno del principe che avete scelto di servire.

Luca Rossi il 29 Febbraio 2024

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