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Province: “Quale destino?” di Daniele Trabucco

Che cosa si vuol fare di questo ente e come mai manca una seria visione complessiva del sistema delle autononie locali territoriali?

La maggioranza parlamentare di centro destra (o meglio la destra della sinistra) ha sostenuto, in piú di un’occasione, l’importanza di intervenire sulla legge ordinaria dello Stato n. 56/2014 (c.d. Delrio) che ha trasformato le Province e le Cittá metropolitane in enti locali territoriali con una rappresentanza di secondo livello.

Non mancano, infatti, proposte di legge per ripristinare l’elezione a suffragio universale e diretto, per riorganizzare le funzioni fondamentali, per rivedere l’organico etc. Come ci ha abituati questo Governo, ai grandi proclami non solo non sono seguiti i fatti, ma si sono adottate misure in netta controtendenza rispetto all’obiettivo di valorizzazione dell’ente.

Se si studia con attenzione la legge ordinaria 30 dicembre 2023, n. 213 (legge di bilancio per l’anno solare 2024 con l’Esecutivo che, come tutti gli altri, ha blindato il testo ponendo la questione di fiducia anche se solo al Senato della Repubblica) si riscontra, nell’art. 1, commi da 533 a 535 e per il quinquennio 2024/2028, un concorso alla finanza pubblica per Comuni, Province e Cittá metropolitane appartenenti a Regioni a Statuto ordinario pari a 250 milioni annui di cui 200 milioni a carico dei Comuni e 50 a carico dell’ente provinciale (P.S. Il taglio sarà ripartito in proporzione agli impegni di spesa corrente al netto della spesa relativa alla Missione 12 (Diritti sociali, politiche sociali e famiglia), sulla base delle risultanze del rendiconto 2022 (o, in mancanza, dell’ultimo rendiconto approvato) “tenuto conto delle risorse del PNRR assegnate a ciascun ente alla data del 31 dicembre 2023” (statuizione quest’ultima che in mancanza di indicazioni ufficiali non appare al momento di facile comprensione)).

Ora, le Province, é bene non dimenticarlo, sono giá state colpite da minori entrate per la crisi del mercato dell’auto (una perdita di 390 milioni di euro tra RcAuto e IPT a livello nazionale dal 2019 al 2022, che corrisponde a 47.515.492 euro solo per le Province venete), per gli aumenti dei costi dei materiali utilizzati in interventi di edilizia scolastica al fine di evitare che cantieri giá finanziati dal PNRR si fermassero e, da ultimo, per i rincari energetici nonostante la legge di bilancio per il 2023 avesse previsto un fondo di 50 milioni a compensazione. 

Sorge, pertanto, una legittima domanda: che cosa si vuol fare di questo ente e come mai manca una seria visione complessiva del sistema delle autonomie locali territoriali? Non poteva essere il disegno di legge costituzionale sul c.d. “premierato” l’occasione per ripensare seriamente il rapporto tra centro e periferia?

Prof. Daniele Trabucco Costituzionalista il 21 Febbraio 2024

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