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Gesù, la Madonna e i consigli per gli acquisti di Roberto Pecchioli

Recensione del 31 Gennaio 2018. Per la Corte di Strasburgo Gesù e l’intero apparato simbolico e spirituale della fede cristiana in Europa non contano nulla: la contraffazione è libera, gli autori della Bibbia e gli evangelisti sono morti da più di 75 anni, pertanto in base alle normative internazionali non possono rivendicare percentuali o royalties. Quanto a Gesù o alla Madonna, sono personaggi di fantasia, come Don Chisciotte, Amleto, la Fata Turchina, l’iconografia è disponibile!

Dunque, si può utilizzare l’immagine di Gesù e della Madonna per fare pubblicità. Lo ha stabilito la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (ma va là!) competente, par di capire, anche sui diritti divini. Ci stupiamo dello stupore di qualcuno. Colpisce di più che il governo della Lituania, piccola nazione baltica di antica tradizione cattolica, avesse irrogato una modesta multa (solo 580 euro) alla ditta di abbigliamento che ha reclamizzato la propria collezione con l’immagine di un Gesù dai tratti nordici e di una Maria tutt’altro che bella e dallo sguardo gelido, entrambi abbondantemente tatuati in linea con una delle più pervasive mode del momento.

No, la multa no, hanno sentenziato i severi custodi dell’ortodossia europoide in temi di diritti umani. La libertà di espressione, infatti, secondo i giudici di Strasburgo, “costituisce uno dei fondamenti essenziali di una società democratica e una delle condizioni di base per il suo progresso e per l’autorealizzazione individuale di ciascuna persona”. In due righe, nero su bianco, ci sono tutta la supponenza e tutti i luoghi comuni della nuova contro-religione: la venerazione per i diritti; il liturgico richiamo alla democrazia, che c’entra come i cavoli a merenda; il mito del progresso, ovvero della superiorità di oggi rispetto a ieri, e, per converso, l’attesa messianica di un domani ancora più radioso; la ricerca non più faustiana di un ‘ autorealizzazione a base di carta di credito o a rate mensili, maschera del più vieto soggettivismo.

Aveva ragione Carl Schmitt: le categorie politiche sono concetti teologici secolarizzati. La religione del denaro ha bisogno della libertà più astratta per consumare i suoi riti ed è ormai titolare di un proprio apparato di comandamenti, il cui succo è la fede superstiziosa nei meccanismi del Mercato. Santuari del culto sono i centri commerciali, al sacerdozio è ammesso chiunque creda nel rito dell’Acquisto, seguito dalla purificazione del Consumo.   

Peraltro, in Italia da anni circolano messaggi pubblicitari in cui la Sacra Famiglia interpreta il ruolo di testimonial dei più svariati prodotti. L’ultimo in ordine di tempo vede Giuseppe e Maria interpretare il ruolo di una coppia in cerca di casa, mentre una decina di anni fa Oliviero Toscani in persona, guru del settore, fotografò il lato B di una modella vestita di jeans marca Jesus, accompagnato dallo slogan “chi mi ama mi segua”. Né i passati governi di centrodestra, proprietà privata di un mago dei consigli per gli acquisti, arricchitosi vendendo spazi pubblicitari in televisione, né quelli di centrosinistra, pieni di cattolici “adulti”, hanno mai pensato di eccepire. Lo ha fatto soltanto il governo della piccola Lituania, e male gliene è incolto. Al tempo dell’irreligione naturale (Del Noce) che ha rimosso Dio ben oltre l’ateismo, si è stabilita una nuova trinità: quella formata dal Dio Denaro, dal Mercato misura di tutte le cose, e da Nostra Signora Pubblicità, il nuovo Paraclito consolatore che veglia su di noi.

E’ la pubblicità a mantenere in vita le televisioni, la stampa, sono le cosiddette sponsorizzazioni a pagare lo sport professionistico, le mostre d’arte e le manifestazioni culturali. Che sarà mai se qualche spot propone l’immagine di Gesù o scimmiotta parabole, temi biblici, episodi evangelici. Occorre contestualizzare, perbacco, modernizzarsi, e poi, se il marketing usa personaggi religiosi, è segno che funzionano, anzi che “tirano”, fanno vendere qualcosa.

Gesù e la fede sono ridotti e trattati come strumenti al servizio di una divinità superiore, lei sì vera, tangibile, il Dio degli acquisti, del consumo, la seconda persona, con lo pseudonimo di Mercato, della nuova laica trinità. Non stupisce più il silenzio della Chiesa, a sua volta cliente del circo pubblicitario allorché sollecita l’ex popolo di Dio a mettere la firma nella casella dell’otto per mille della dichiarazione dei redditi. Il messaggio dei “caroselli” commissionati dalla conferenza episcopale è chiaro: la Chiesa userà il vostro denaro per fare del bene nell’universo mondo, aiuterà tutti, proprio come la Croce Rossa e Save the Children. Nessun accenno al “core business” della ditta, che dovrebbe essere portare anime a Dio, scusandoci per il crudo linguaggio affaristico. Nessuna traccia del Creatore, del destino dell’uomo, nulla del messaggio cristiano. La stessa scelta dei valdesi, anch’essi utenti della pubblicità, i quali così rassicurano i potenziali donatori dell’8 per mille: non un soldo verrà speso per motivi religiosi.

La Corte di Strasburgo ha semplicemente preso atto che Gesù e l’intero apparato simbolico e spirituale della fede cristiana in Europa non contano nulla, sono, come si dice, sul mercato come tutti gli altri. I pubblicitari se ne appropriano senza ritegno per due motivi: resistono nell’immaginario collettivo con una valenza positiva, dunque aiutano le vendite e, vivaddio, non sono tutelati da brevetti, copyright o diritti d’autore. La contraffazione è libera, gli autori della Bibbia e gli evangelisti sono morti da più di 75 anni, pertanto in base alle normative internazionali non possono rivendicare percentuali o royalties. Quanto a Gesù o alla Madonna, sono personaggi di fantasia, come Don Chisciotte, Amleto, la Fata Turchina, l’iconografia è disponibile.  

Non stiamo scherzando, purtroppo. Temiamo che le argomentazioni in punto di diritto davanti all’eccellentissima Corte non si siano discostate troppo dallo schema dianzi citato. Gli europei, il popolo che non c’è, è da molto tempo che non si ribellano a nulla. L’indignazione, tutt’al più, è riservata all’aumento delle tasse o alla mancata trasmissione televisiva di qualche evento sportivo per insindacabile decisione della pubblicità che paga il conto a piè di lista. Siamo solo soldatini del credito al consumo, la cui autorealizzazione individuale, per usare il lessico degli eminenti membri della Corte, passa per l’acquisto di beni, la soddisfazione dei desideri. Plebi desideranti, ex persone che si sono lasciati strappare mille cose senza lottare, tra le quali la fede in Dio. Avvertiva Saint Exupéry nel Piccolo Principe che l’essenziale è invisibile agli occhi. Quindi non si può comprare e neanche reclamizzare con una campagna pubblicitaria.   

Gli europei, gli occidentali in genere, non riconoscono più alcuna sfera del sacro, né danno valore ai simboli, tanto meno ai principi. Tutto è stato demitizzato, decostruito, sottoposto a critica distruttiva, sostituito con Nulla. Nessuna tensione verso l’Assoluto, unico valore comune il cartellino con il prezzo nel regno del denaro, fondato su un materialismo ben più radicale di quello marxista. Anzi no, finché resta un barlume di spiritualità, un residuo della fede dei padri, o almeno una memoria della narrazione cristiana, anche Dio, suo figlio e la Madonna possono essere utilizzati dalla nuova profittevole arte, la pubblicità, e condurci nell’unico Paradiso ammesso e realmente esistente, quello del Consumo.

Scrisse Maurizio Blondet che abbiamo consumato civiltà e non ne è rimasta più. Sopravviviamo con la civilizzazione. Giganti discendenti da nani, siamo talmente increduli da prestare fede a qualunque scempiaggine. Lo intuì Gilbert Keith Chesterton, lo hanno messo in pratica i nuovi imbonitori del grande spettacolo del Mercato. Naturalmente, costoro tengono molto al profitto e più ancora alla pellaccia. Ve li immaginate i creativi dei messaggi commerciali utilizzare simboli di religioni diverse dal cristianesimo? Dovunque sopravviva il rispetto per il sacro, esistono dei limiti, dei tabù da non infrangere. Non conviene trattare il profeta Maometto come testimonial di pantaloni o agenzie immobiliari. Al di là dei radicalismi, oltre un miliardo di persone si sentirebbero davvero offese sul piano spirituale e personale. Noi no, ci indigna veder maltrattare un cagnolino o sentir pronunciare parole proscritte, come razza o identità, ma siamo indifferenti di fronte all’immagine di un Dio venditore di biscotti.

Intanto, nella patria dei lumi, del laicismo e della modernità tutta, la Francia che fu di San Luigi e della Pulzella d’Orléans, il parlamento ha varato un regolamento sull’abbigliamento degli onorevoli rappresentanti della Nation, “che non dovrà divenire un pretesto per manifestazione di qualsiasi opinione; è dunque proibito portare qualsiasi segno religioso, un’uniforme, un logo” eccetera. Il Parlamento, luogo d’elezione delle idee, viene quindi sterilizzato, a partire dalla possibilità, per i deputati, di esprimere sentimenti religiosi attraverso simboli riconosciuti, ad esempio, una croce. Essenziale è che si approvi il bilancio. Allons enfants, ma dove stiamo andando?

Le civiltà nascono, vivono e muoiono. Quella degli europei, fondata su venti secoli di cristianesimo, sta finendo, ridotta a fondale per messaggi pubblicitari. Betlemme è diventata una “location”, Gesù si guadagna la pagnotta come attore non protagonista, testimonial non più del Padre ma del Prodotto, perché conserva un certo fascino, un phisyque du role capace di favorire l’istogramma delle vendite. Marx è morto, l’Europa è in coma, anche la chiesa non se la passa bene, non sarà una campagna pubblicitaria a farle risalire la china. Eppure, l’uomo dei Jeans Jesus è risorto. L’altro Dio, il Denaro, non può. Nonostante tutto, non praevalebunt, non prevarranno.       

Roberto Pecchioli il 31 Gennaio 2018, ripubblicato il 31 Agosto 2023

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