Sotto il vestito il nulla che sgomenta.
La morte del povero ragazzo francese Quentin Deranque per mano di un commando Antifa arriva dopo l’assassino di Charlie Kirk in America e molti altri episodi che trovano ascolto solo nei media alternativi. Tutti gli episodi provengono dalla medesima area, i sedicenti antifascisti o Antifa. La stessa UE ha accertato che ad essi sono attribuibili il novanta per cento degli casi di violenza politica nell’Unione. L’evidenza di collegamenti con settori politici ben presenti nelle istituzioni è nel caso francese dimostrata dal ruolo di un assistente parlamentare del partito La France Insoumise, che lavora apertamente per unire l’estremismo rosso con settori dell’immigrazione. Altre associazioni internazionali della galassia Antifa vedono la presenza, tra gli altri, di gentiluomini, gentildonne e gentil* come l’eurodeputata Ilaria Salis, accusata di gravi lesioni su un attivista di destra ungherese.
In Italia non solo i fatti a margine del corteo a favore di Akatasuna mostrano un situazione dell’ordine pubblico molto grave. A Genova un intero quartiere – che si sta ribellando ! – è ostaggio della colonna Antifà cittadina perché ospita una sede di Casapound, mentre ragazzi di Azione Giovani (Fdi), i banchetti della Lega sono assaliti dappertutto con frequenza preoccupante. Presto toccherà a Vannacci, il cui nuovo partito sembra fatto apposta per scatenare l’ odio di codesta scheggia impazzita d’Italia. A cui si unisce sempre più spesso, oltre all’estrema sinistra tradizionale, l’avanguardia della rabbia immigrata, i cosiddetti “maranza”, giovani islamici di seconda generazione. In Francia i loro omologhi sono padroni delle periferie sottratte al controllo dell’impotente République. Non è diversa la situazione in Germania, Belgio e Inghilterra. In Spagna è addirittura il governo a soffiare sul fuoco: Maria Jesùs Montero parla apertamente di sostituzione etnica per mettere all’angolo gli spagnoli, accusati di fascismo, omofobia, etero patriarcato eccetera. Insomma, viviamo un momento assai preoccupante.
La prima constatazione riguarda l’ottima organizzazione, l’equipaggiamento e la preparazione militare delle avanguardie. Segno che molti luoghi – i sedicenti Centri Sociali e non solo- sono palestre di addestramento alla violenza. Poiché tutto questo costa, è ovvio che gli Antifa contano su ingenti finanziamenti da parte di ONG e altre strutture private, oltreché su complicità istituzionali. Il tentativo è creare un clima invivibile, una condizione pre insurrezionale. Ma questo è solo il primo aspetto: antifà uguale mazzieri al servizio del sistema. E poi utili idioti; non certo i capi, che vanno ricercati tra docenti, settori della cultura e dell’intrattenimento ed esponenti politici insospettabili. Cervelli fini con accesso ad ambienti di potere, informazioni e larghezza di mezzi. La fanteria è manifestamente costituita da balordi, spostati, violenti e disadattati di ogni specie. Lo dimostra la violenza cieca e sostanzialmente insensata di molti. A differenza degli anni di piombo e di altre organizzazioni politiche dedite alla violenza, sono esclusivamente “anti”. Non lottano per cambiare la società o determinare la nascita di un regime politico alternativo all’esistente, ma agiscono all’interno del sistema di potere vigente (di cui sono figli naturali) che ride soddisfatto.
Non si può essere solo contro qualcuno o qualcosa, bisogna proporre un modello, avere un progetto, prospettare un obiettivo. La violenza contro le forze dell’ordine, il pestaggio di persone di diverso orientamento non spostano di un millimetro la realtà sociale, tanto meno sono prodromi di una rivoluzione. Quale, poi, se gli umori sono un misto tossico (in ogni senso) di anarchismo senza idealità, comunismo istintivo privo di punti di riferimento (eccetto, per i meno naif, le idee di Toni Negri e Michael Hardt) e ribellismo generico ? La verità è che il grumo Antifa è soprattutto una preoccupante avanguardia di nichilismo di infimo livello. Distruzione pura, un luddismo del XXI secolo privo della disperata difesa del lavoro dei ribelli d’inizio XIX dinanzi all’ingresso delle macchine nell’industria. Sono sciami di cavallette che si muovono in senza apparente direzione, animati da un odio che lascia senza fiato. I destinatari sono soprattutto la polizia e gli onnipresenti (per loro) “fascisti. Se avessero una formazione rivoluzionaria e un minimo di cultura saprebbero che la polizia esiste sotto ogni regime e che chi ne fa parte è un figlio del popolo. Lo gridò Pier Paolo Pasolini negli anni Settanta, all’alba degli anni di piombo.
Ma se gli Antifà odierni non sono necessariamente figli di papà come i loro predecessori, del lavoro non sanno nulla. Paiono piuttosto profittatori sociali, sanguisughe a cui tutto è dovuto: la perfetta massa di manovra di chi li dirige da comode posizioni di potere. In Francia escono dalle banlieues, bruciano, devastano e poi saccheggiano negozi e centri commerciali in cerca di griffes. La grottesca- benché pericolosa- rivoluzione nologo in cui l’obiettivo è il consumo a scrocco, simboleggiato dal gadget capitalista di Che Guevara, non dalle sue idee. Impressiona che basti la parola fascismo, la sua attribuzione a qualcuno, a un gruppo, a un’idea per scatenare un delirio distruttivo. Nessuna relazione con il fascismo storico, solo la parola chiave, il meccanismo che attiva riflessi condizionati. Il cane di Pavlov Antifà sbava e scatta al semplice evocare il termine.
Chiunque può essere fascista se non piace a costoro, nessun concetto, categoria politica o definizione sfugge alla categorizzazione immediata. Risultato: mobilitazione, volontà di impedire qualunque riunione o manifestazione pubblica rubricata alla voce fascismo, colpire senza remissione le persone fisiche oggetto dell’attacco. Un odio senza quartiere che non si occupa di valutare ciò che davvero fa o pensa il soggetto definito fascista. La condanna non è politica, bensì morale, di un ‘etica devastata e rovesciata, impossibile da contrastare con argomenti o dialogo. L’accusato di fascismo non va zittito, ma annientato: il Male deve essere estirpato e può essere dovunque tutto ciò che non vogliono vedere, che non capiscono e che non vogliono che esista. Fanatismo puro. Gli Antifà possono essere alternativamente No Tav, No Ponte, no a qualsiasi cosa, ma mai a favore di un’idea concreta.
Nichilismo puro, tanto diverso dalla dura, implacabile, logica dei militanti degli anni di piombo. Sono fanatici del Caos. Anzi del Kaos, su cui non si costruisce nulla, a meno di essere – come sono – avanguardie che verranno cacciate e silenziate al momento opportuno. Ad esempio dalle frange islamiste, che un progetto eccome se ce l’hanno. O da altri: il primo motto della massoneria – che non accusiamo di nulla, sia chiaro – è ordo a chao, l’ordine dal caos. L’ordine trans e post umano del mondo al contrario sembra piuttosto essere quello – orribile, vomitevole – delle oligarchie ospiti di Epstein. Gente che non esita ad usare chiunque per i propri scopi. Non è un caso che l’onda Antifà se la prenda mai con il potere vero, bancario, finanziario, economico, culturale, con i gruppi che davvero dominano il mondo. Facile aggredire in sciame il coetaneo in divisa o la persona di opposto orientamento (o creduta tale!). Dà una sensazione di onnipotenza, contare ed essere qualcosa in un mondo che non capiscono e di cui in realtà nulla sanno al di là di poche parole d’ordine imparate tra i fumi delle canne o nella confusione senza elaborazione.
Il pericolo è grande e il percorso di avvicinamento alla violenza terroristica procede: pensiamo al tentativo di far deragliare i treni, non così maldestro. Chi li pilota fa le prove, testa le reazion, sceglie la truppa. Qualche mente debole agisce e, se colta sul fatto, può dire senza vergognarsi di essere reduce da una delusione amorosa. Giustificazione di cui si sarebbe vergognata la generazione degli anni Settanta e Ottanta. Pericolo doppio: il male può arrivare da ogni lato, nel mondo in dissoluzione. Soprattutto, potrebbe essere usato per gi scopi più diversi. Nichilisti, dunque pronti a tutto in nome di nulla. Idioti, utili finché a qualcuno servirà. Dentro il sistema senza saperlo: una generazione perduta, fatta crescere per diventare ciò che è. Diceva un cinese che il saggio guarda la luna, lo sciocco il dito che la indica. Questi vedono soltanto il proprio ombelico. Sotto il vestito Antifà, il nulla che sgomenta.
Roberto Pecchioli il 22 Febbraio 2026


