Convegno della Confederazione dei Triarii: “La Regalità Sociale di Gesù Cristo a 100 anni dall’Enciclica Quas primas di Papa Pio XI” Loreto, 15 novembre 2025 Sala Convegni Hotel San Gabriele.

Intervento del dott. Roberto Pecchioli
L’antiregno sociale di Cristo, gli esiti ultimi della Rivoluzione: “Il globalismo post-umano, trans-umano e trans-ecologico”.
A cent’anni dall’enciclica Quas Primas, dobbiamo prendere atto della negazione della regalità di Gesù Cristo. Riconoscere al Redentore l’attributo regale significa ordinare la città dell’uomo a misura della città di Dio, rispettandone l’insegnamento e riconoscendone il primato. Papa Pio XII , nel radiomessaggio di Pentecoste del 1941, disse: “dalla forma data alla società, consona o no alle leggi divine, dipende e s’insinua anche il bene e il male nelle anime; vale a dire se gli uomini chiamati ad essere vivificati dalla grazia di Cristo, nelle terrene contingenze, nel corso della vita respirino il sano e vivido alito della verità e della virtù morale o il bacillo morboso e spesso letale dell’errore della depravazione”.
Il nostro mondo non solo ha dimenticato la regalità di Cristo, ma ha oltrepassato il materialismo liberale e marxista, entrambi nemici di Dio, costruendo una società dalla quale è espulsa, ridicolizzata ogni tensione spirituale. Quella che ci circonda è una società anticristica. La rimozione di Dio ha trascinato con sé una civiltà. Sono crollate le mura, travolte dalla sparizione del padre, della storia, del pensiero, dei legami, della famiglia. Dio è l’ipotesi non considerata. Manca il katechon, ciò che trattiene. San Paolo scrive che qualcosa o qualcuno trattiene l’arrivo dell’Anticristo. Tuttavia “ prima dovrà avvenire l’apostasia e dovrà esser rivelato l’uomo iniquo, il figlio della perdizione, colui che si contrappone e s’innalza sopra ogni essere, che viene detto Dio o è oggetto di culto, fino a sedere nel tempio di Dio, additando se stesso come Dio. ”
Attraversare questo tempo che tutto nega è la prova a cui siamo sottoposti. Viviamo nel mondo capovolto- e capovolto è il regno di Lucifero- che nega la verità e la realtà, la biologia e la natura. Nuovi sovrani sono il capriccio, l’arroganza dell’uomo scimmia di Dio, convinto dalle sue scoperte tecnoscientifiche di avere raggiunto l’ onnipotenza. L’homo deus ha sostituito con la volontà e l’idea il principio di realtà e la verità che ne deriva, colta da Giovan Battista Vico nella formula verum factum est, verità e fatto coincidono. Da quelle negazioni dipende la deriva transumana, disumana e antiumana che prevede nientemeno che il superamento della nostra specie- creata a immagine e somiglianza di Dio- la sua ibridazione con la macchina, la riduzione a propaggine degli apparati artificiali, chiamati non a migliorare le nostre facoltà, ma a dirigere e poi sostituire le nostre vite.
Il folle disegno prevede la realizzazione di un governo mondiale unico, uno schiacciante dominio tecno scientifico animato dalla volontà di potenza di un grumo di soggetti potentissimi, che hanno concentrato nelle proprie mani gran parte delle risorse del pianeta e considerano l’umanità- e il creato – semplici strumenti di potere e profitto. La privatizzazione del mondo presso una cricca di padroni universali si manifesta nell’incontro del liberismo economico, del libertarismo normativo e del libertinismo esistenziale con i cascami del marxismo depurato dalla lotta di classe. Una tenaglia che imprigiona l’uomo togliendogli il libero arbitrio e rendendolo superfluo dinanzi alla potenza della tecnica . La regalità di Cristo è negata in mille modi: pensiamo alla volontà di diminuire in maniera drastica la popolazione. Lo dicono apertamente: la rivoluzione si è fatta strada nel cuore avvelenato di molti. I vertici vantano i loro scopi. Larry Fink, CEO di Black Rock, il maggiore fondo finanziario del mondo, ha affermato che le macchine devono – sottolineo devono- sostituire l’uomo; l’umanità va quindi drasticamente sfoltita. Uguale obiettivo ha Bill Gates, colui che vuole nutrire l’umanità superstite con insetti e carne artificiale.
Progetti disumani, forse diabolici, tesi al progressivo abbattimento di miliardi di capi di umanità eccedente, lucidi deliri a cui lavorano la tecnologia e un immenso apparato di e deculturazione controllato dalle cupole finanziare e tecnologiche, all’ombra dello Stato profondo di Usa, Israele, Gran Bretagna. Il nostro appare un tempo apocalittico, nel significato letterale di rivelazione. Un progetto criminale in cui convergono i Quattro Cavalieri dell’Apocalisse, pestilenza, guerra, carestia e morte. Gli ultimi anni lo hanno mostrato con raggelante chiarezza, dal Covid alla superstizione scientista, al ritorno della guerra, la degradazione morale, sino all’agenda mortifera dell’occidente terminale. L’ aborto e finanche l’infanticidio- detti orwellianamente salute riproduttiva- cessano di essere orribili pratiche per trasformarsi in diritto universale. La martellante propaganda a favore della morte somministrata – l’omicidio e il suicidio di Stato chiamati buona morte- azzerano il valore della vita umana, mentre le panzane LGBT propongono una sessualità invertita, innaturale e sterile.
Il nichilismo è il cammino dalla morte di Dio alla fine dell’uomo. Resta l’uomo residuo i cui peggiori istinti, le pulsioni più basse, i desideri strumentali, l’utilità e la comodità diventano ragioni di vita e poi diritti. Agli uomini è sottratta, con la dimensione spirituale e trascendente, l’identità personale e comunitaria, tradizioni, costumi, patria, famiglia. Questa è oggetto dell’attacco più violento perché luogo di trasmissione per eccellenza: dei valori e dei principi, dei sentimenti morali, delle convinzioni religiose, il luogo in cui ognuno vive, traduce in realtà la differenza sessuale, la compresenza di più generazioni, la filiazione come dono della vita, la paternità come guida, legge e limite, la maternità come cura ed accoglienza. Ci hanno programmato, soprattutto le ultime generazioni, indifese di fronte al gigantesco inganno, per essere atomi solitari alla deriva, rari nantes in gurgite vasto, pochi nuotatori naufraghi nel mare in tempesta.
Scienza e tecnica scatenate sfidano il divino e oltrepassano l’umano; il risultato è Frankenstein, l’ibrido infelice. Il sonno della ragione genera mostri; chi lo sfida è il pazzo di Chesterton, colui che ha perso tutto tranne la ragione. Prometeo, dopo aver rubato il fuoco a Zeus, dichiara: “io odio tutti gli dèi”, una frase amatissima da Karl Marx, colui che afferma , nell’XI Tesi su Feuerbach, che il compito dell’ uomo non è contemplare la realtà, ma cambiarla radicalmente. Lo stesso obiettivo della distruzione creatrice liberalcapitalista. Agire, muoversi febbrilmente, superare ogni frontiera, derogare ogni limite, prescindere da qualunque movente etico: il lascito della modernità atea alla postmodernità nichilista. In principio era l’azione, non il Verbo, proclama Faust. Per superare l’umano, per mordere l’albero della conoscenza, per instaurare il trans uomo, ossia il non-più-uomo. L’insulto massimo al creatore. Il risultato è il trionfo degli ultimi uomini che non sanno disprezzarsi, paghi dell’ombra scambiata per realtà, di fugaci piaceri legati agli istinti. Questa è la cornice del tempo in cui Dio non è più re e neppure una possibilità o una scommessa, come per Pascal. Il quadro è una serie di transizioni promosse da cupole oligarchiche animate dal sogno gnostico di rifare la creazione ad immagine di se stesse, divinità capovolte autoproclamate. La transizione antiumana, negatrice dell’ordine naturale e del progetto divino, segna il passaggio dal naturale all’artificiale, dal reale al virtuale, dalla libertà alla schiavitù .
Prometeo odia non essere il creatore di se stesso. Detesta il limite, la caducità della condizione umana, il fatto che gran parte di ciò che è non sia una scelta soggettiva. Maledice essere stato scaraventato nel mondo. Martin Heidegger la chiamò “gettatezza”. Il Prometeo contemporaneo è irritato dall’idea che il suo bagaglio biologico derivi dalla natura e dai genitori; pretende di scegliere e revocare il proprio aspetto, nome, sesso. Non accetta di essere al mondo per scelta altrui, dei genitori dai quali riceve geni, tratti somatici, luogo di nascita, cultura. Nasce in un tempo, in uno spazio, in un corpo di cui si sente prigioniero. Aborre la realtà perché non l’ha determinata: il nuovo peccato originale. Scrisse José Ortega y Gasset : io sono io e la mia circostanza, tutto ciò che mi riguarda è in relazione con il tempo, il luogo, la cultura, la storia, l’ambiente umano che ho trovato al mio nascere al mondo. L’ homo occidentalis soffre del complesso di Adamo: è creatura, non creatore. Come lui, ha ricevuto limiti a cui si è ribellato.
Rubando il fuoco, Prometeo inaugurò la tecnica. L’uomo è un essere tecnico, capace di modificare se stesso e il mondo attraverso l’agire. Techne significa capacità, saper fare; è un mezzo e non ha un fine: adempie una funzione. La tecnica è- o dovrebbe essere – l’ancella della scienza, e la stampella della tecnologia, che applica a fini pratici le acquisizioni scientifiche. Oggi invece è la tecnica a predominare. Il mezzo diventa fine nel grande processo di cambiamento impresso al mondo. Con la tecnica il pensiero si fa aggressivo perché rende tutto, incluso l’uomo, oggetto da manipolare, strumento da impiegare. L’ agire tecnico è l’ultimo gradino del progetto di dominio e sfruttamento sulla natura: il bosco è una riserva di legname, la montagna una cava di pietra, il fiume una forza idraulica per produrre elettricità. E l’uomo materiale da lavoro, il suo corpo morto un magazzino di pezzi da impiantare, i feti abortiti prodotti per l’industria cosmetica e farmaceutica. Il Prometeo contemporaneo si fa ri-creatore, spodestando la divinità e rifiutando ogni barriera, confine, limitazione materiale, etica, spirituale. La tecnica si occupa di “come” senza riguardo ai perché, estranea al giudizio morale. Si esenta dalla responsabilità, dall’autocritica, dalle conseguenze; non obbedisce che a se stessa. Incarna al massimo grado la volontà di potenza, procede e basta, incurante di tutto. Ciò che è tecnicamente possibile deve essere fatto, entra nell’agenda di un’iperclasse protesa oltre se stessa, una cupola liberata da ogni vincolo e scrupolo, tesa a modificare , ri-fare, ri-creare la natura e l’essere umano. Per sete di dominio, per febbrile desiderio di sostituirsi a Dio.
Il nostro tempo si riferisce a se stesso come postmodernità. Si vede in costante transizione, postero ma non figlio di chi venne prima, deciso a trascendere tutto ciò che era, correggere le imperfezioni del creato. L’antico sogno gnostico inverato dalla Tecnica. La postmodernità è popolata da giganti che cacciano i nani – gli uomini di ieri, le loro idee anguste, la loro visione limitata- per approdare a un’era di titani per mezzo di travolgenti transizioni. Transizione significa transito, ponte sospeso tra prima e dopo. Non siamo più ciò che siamo stati, non siamo ancora ciò che il Dominio vuol fare di noi, la vecchia, obsoleta umanità. Non sappiamo ciò che saremo alla fine del tragitto: il traguardo non è previsto, continuamente spostato come l’ orizzonte del viaggiatore. E’ sconsigliato il giudizio di merito ed è vietato volgersi indietro. L’uomo contemporaneo corre. Non si ferma, non prende fiato, non ha una meta , non conosce limiti, né ha altro obiettivo che la corsa. Crede nel mito del progresso lineare: più di ieri, meno di domani, come certe promesse d’amore. Affrettarsi è mezzo e fine. Paul Virilio,la chiamò dromocrazia, potere della velocità, che nel tecno linguaggio si chiama tempo reale, l’immediatezza programmatica che diventa insofferenza, incapacità di attendere, tempo che rotola su se stesso. Un gatto che si morde la coda e non sa che la coda è sua.
L’ imperativo è non guardare mai indietro. Ne fece il ritratto il poeta Antonio Machado : “Viandante, sono le tue orme /il cammino, e niente più/ viandante, non c’è cammino/ la via si fa andando./ Andando si fa il cammino/ e nel rivolgere indietro lo sguardo / si vede il sentiero che mai /si tornerà a calpestare./ Viandante, non c’è cammino/ solo scie nel mare.” Un manifesto del nichilismo attivo. Jean Claude Michéa ha definito complesso di Orfeo l’incedere senza voltarsi della cultura dominante. La corsa crea increspature subito inghiottite dall’onda successiva, cancella la memoria, oblitera il ricordo, lascia in balia di un eterno presente. Orfeo poteva salvare Euridice dall’Ade solo se non si fosse voltato a guardare l’amata. Si gira e la condanna. Il suo destino è il senso di colpa. L’Orfeo postmoderno non si volta e non prova rimorso. Indifferente al passato, ha la convinzione quasi religiosa (le ideologie sono teologie secolarizzate) che oggi sia comunque meglio di ieri, che il progresso – parola caricata di un fascino esoterico- sia una marcia verso l’alto. Perché voltarsi? Nel tempo liquido, Euridice è il retaggio di epoche in cui i sentimenti erano per sempre, indifferenti al al cambiamento, per natura infedele. Le tradizioni devono essere interrotte (tradizione uguale trasmissione) , i principi ricevuti, i valori che ne scaturiscono messi da parte, dimenticati senza darsi pensiero, poiché la storia ha un’unica direzione, avanti.
Il treno del progresso corre con moto accelerato verso un precipizio, ma non importa. Mai voltarsi, avanti come l’automobile di Thelma e Louise lanciata nel burrone. La velocità impedisce di pensare. Poche voci invitano a una salutare lentezza, a prendere fiato. Una apparteneva al filosofo Franco Cassano, cantore del “pensiero meridiano” che approfitta della calura di mezzogiorno per meditare, chiudere le imposte, vivere il tempo della sosta e del giudizio. Il corridore è individualista, la società che crea somiglia a una danza della morte, uno spettacolo psichedelico che altera la vista. Le luci artificiali segnano il cammino, la transizione al termine della quale l’umanità sarà altro da sé.
Le transizioni riguardano il capovolgimento totale della quotidianità: transizione sessuale, climatico-ambientale, digitale, alimentare. Altre due attraversano tutte le altre, stravolgendo completamente il ruolo, la percezione di sé e del mondo dell’homo sapiens: la transizione dal reale al virtuale, dal naturale all’artificiale. Persino le parole diventano da positive a negative e viceversa: artificiale è uno dei termini più usati in senso positivo, natura e naturale sono negative, da confinare nel passato. Queste tappe compongono il mosaico di un viaggio obbligato– il Dominio non ci ha chiesto il consenso- verso un Altrove ancora indistinto. Corriamo verso il superamento dell’uomo; il transumanesimo è un percorso il cui approdo è il postumanesimo. Sono anni decisivi. La biopolitica, fattasi biocrazia, può controllare e dominare vita, pensieri, corpi. Chi stabilirà che cosa introdurre nel nostro organismo per ridisegnarlo, modificarlo, ibridarlo con la macchina? Che ne sarà del nostro cervello? Come vivremo, che cosa mangeremo ? Diventeremo organismi geneticamente modificati? Che cosa significheranno uomo, persona, mente, libertà?
Ogni transizione viene presentata come un traguardo di civiltà; il mondo nuovo è smart, furbo. Se lo chiamassero campo di concentramento, nessuno vorrebbe viverci. Dietro le parole altisonanti si nasconde la volontà di soggiogare la popolazione ridotta a materiale umano. Impera il paradigma della sorveglianza, del controllo, la trasformazione dell’uomo da soggetto a oggetto, dominato dai padroni della tecnica, derubricato a propaggine degli apparati artificiali; sostituito dai robot, ibridato con gli artefatti tecnici, eterodiretto da macchine; costretto ad alimentarsi di cibo artificiale, a cambiare il modo di vivere naturale in nome dell’impostura green e della riduzione dell’umanità a cifra; invitato a credere che finanche la sua identità sessuale sia un costrutto culturale e non un dato biologico. Il nuovo ordine assomiglia a una prigione, una megamacchina di cui l’essere umano è un fungibile ingranaggio. Le transizioni ci cambiano pelle come ai serpenti, un percorso a cui non si sfugge, un destino falsamente eudemonistico. Totalitarismo di nuovo conio, capace di imporre un’agenda tecnocratica nel mito del progresso in forme soavi, euforizzanti, liberatorie, sicché ogni forma di resistenza è ridotta all’insignificanza . E’ il migliore dei mondi possibili perché plasmato da noi, non da un Dio capriccioso, da un’evoluzione troppo lenta o da una casualità insensata. Un ethos incontrovertibile che ridefinisce bene e male, giusto e ingiusto. Tutti- entusiasti o reticenti- devono integrarsi in un processo di uniformazione volto alla trasformazione antropologica.
L’immensa portata dell’offensiva scatenata dalle oligarchie contro l’uomo è stata colta da papa Prevost . “Siamo dentro una nuova rivoluzione, la rapida e profonda rivoluzione tecnologica che mette in discussione l’idea stessa di identità umana. Pensiamo all’Intelligenza Artificiale Generativa, che punta a replicare la capacità umana di risolvere problemi e di ragionare anche attraverso astrazioni”. Per funzionare, l’operazione ha avuto bisogno di un’ulteriore transizione, che ha trasformato l’ homo occidentalis in una creatura gregaria nella forma edonistico- individualista, immatura, attratta dalle novità come i bambini da un nuovo giocattolo. Al viandante in transito è stato sottratto il pensiero dalla scuola, dalla comunicazione, dal chiacchiericcio mediatico, sostituito dal baccano diversamente uguale della bolla globalista. La prima intuizione del progetto risale al secolo XIX, a Aléxis de Tocqueville. “Si erge un potere immenso e tutelare (…), minuzioso, previdente e mite. Assomiglierebbe all’autorità paterna se, come questa, avesse lo scopo di preparare l’uomo all’età virile, mentre non cerca che di arrestarlo irrevocabilmente all’infanzia; è contento che i cittadini si svaghino, purché non pensino che a svagarsi. Lavora volentieri alla loro felicità, ma vuole esserne il solo agente ed il solo arbitro; provvede alla sicurezza, prevede e garantisce i bisogni, facilita i piaceri, guida gli affari, dirige l’ industria, regola le successioni, spartisce le eredità; perché non dovrebbe levare loro totalmente il fastidio di pensare e la fatica di vivere?” La bussola impazzita segna il sud anziché il nord. Parliamo di libertà e accettiamo il più insidioso totalitarismo; rivendichiamo autonomia e cediamo la proprietà del corpo e della mente. Pier Paolo Pasolini profetizzò “l’epoca in cui le parole di libertà saranno utilizzate per creare un nuovo potere omologato, creare nuove ingiustizie e un nuovo conformismo. E i suoi chierici saranno chierici di sinistra. “ Il capitalismo globale sta costruendo una post umanità tecnicamente modificata. L’intelligenza umana diventa minuscola, anacronistica dinanzi alla forza impersonale dei meccanismi tecnici.
L’ambiente ha sostituito la natura. L’uomo-Dio odia la natura: è nata prima di lui e gli sopravvivrà, le sue leggi sono immutabili mentre egli vuole fortissimamente modificarle sino a invertirle. Crede nell’ambiente perché detesta la natura in quanto precede la volontà, la libertà e il desiderio, totem dell’Homo Deus. La natura è la vittoria del principio di realtà, del limite e del destino. Per l’uomo contemporaneo non c’è espressione più sinistra di “secondo natura”. La natura è realtà, l’ambiente rappresentazione, travestimento della megamacchina. Animalismo, veganesimo, ecologismo: mode per ricchi alle prese con la coscienza infelice. La biologia ha detronizzato la natura. Si parla di genitori biologici anziché naturali per screditare i legami di sangue, far passare le pratiche più innaturali e trasformare l’uomo in prodotto di laboratorio.
La natura è il male. Abbondano le campagne per difendere l’ambiente, nessuna si propone di salvare la natura. La ragione è semplice: naturale è la concezione rispettosa di ciò che è ed è sempre stato, che prende atto della realtà e ad essa conforma principi, modi di vivere. Il contrario delle visioni dominanti, tecnoscientifiche, transumaniste. L’ambientalismo difende le piante, il mondo vegetale, animale e perfino minerale, ma tace sull’uomo o lo considera una disgrazia da eliminare. Negli Usa si diffonde l’antinatalismo che propugna la non riproduzione della specie umana. Progressismo regressivo, per il quale l’assenza dell’uomo significa salvare l’ambiente; astenersi dal generare vite umane è il mezzo per ridurre le sofferenze di tutti gli esseri senzienti. Indistintamente, come se l’uomo, il vegetale e l’animale fossero equivalenti, un ribaltamento completo di gerarchia, un odio di sé alimentato dall’odio per la natura, oltreché dal culto malato per Gaia , il nome animista del pianeta.
Si negano le verità naturali. Non è vero che siamo uomini o donne, è falso che dare la vita sia riservato alla femmina della specie, è falso che i genitori siano due. Costruzioni culturali da smontare. Tutto ciò è la premessa per la sconfitta della natura in favore della tecnica. L’ ideologia ambientale lotta contro le manipolazioni genetiche delle piante e dei semi, ma non obietta sulla manomissione della persona umana, dalla procreazione artificiale sino all’ ibridazione con la macchina e alla morte programmata di chi non è più sano, giovane, produttivo . La nuova frontiera è la negazione di ciò che è a favore di ciò che si vuole o si desidera. Ci si definisce per volontà soggettiva, revocabile: sono ciò che voglio essere. E’ istituzionalizzato il rifiuto di accettare ciò che è per natura, il carcere da cui evadere. Se la natura non fa salti e procede secondo leggi immutabili, arriva la Tecnica che tutto permette. I difensori dell’ambiente hanno un programma utopico: raddrizzare il legno storto di cui è fatta l’umanità. Al servizio di chi violenta la natura per dominio e profitto e ridisegna i propri obiettivi, vivono nella totale ignoranza della storia, scollegati da ogni legame comunitario. La loro ideologia si immagina salvifica, con liturgie e prassi, settaria nella divisione tra credenti nella religione spuria di Gaia, nella lotta al CO2, nell’emergenza climatica, e miscredenti, coloro che dubitano. Deriva puerile dell’occidente terminale che muore di vecchiaia e torna bambino, confondendo sogno e veglia, virtuale e reale. Criticano il consumismo ma è l’altra faccia dell’ideologia in cui la volontà soggettiva prevale su tutto, in cui intendiamo scegliere prodotti, stili di vita, sesso, morte. La natura è il fondamento della condizione umana. L’uomo- unico essere capace di rinviare bisogni e pulsioni- sa di dover governare istinti ed egoismi. La civiltà non ha negato la natura, ha cercato di ordinarla alla custodia del creato. La briglia sciolta alle pulsioni, ai desideri, ai capricci abolisce il limite e nega l’ordine naturale.
L’uomo transumano non è più lo stesso. Le paure diffuse in tempo di epidemia, la riconfigurazione in docile unità di un gregge agli ordini del potere, le spinte contrarie alla vita della cultura dominante (abortismo, eutanasia, pansessualità slegata dalla procreazione, disprezzo della dignità umana, cibo artificiale) sono premesse per il superamento dell’umanità. L’ Homo Deus è incapace di mettere in discussione il sistema tecno-capitalistico, motore dello sfruttamento della natura. E’ possibile essere progressisti, ambientalisti, umanisti, restando ancorati al mercatismo, alla privatizzazione del mondo, alla logica del profitto e del dominio? Le parole d’ordine sono ipocrisie, raggiri per indirizzare verso consumi e principi in linea con le ristrutturazioni che l’oligarchia intende porre a nostro carico. La guerra alla natura ha per obiettivo finale la destituzione della realtà e l’avvento di una virtualità postumana imperniata sulla tecnica. L’ambientalismo demonizza l’uomo, la teoria gender gli ruba l’identità più intima. La spinta verso il cibo artificiale, la demonizzazione della zootecnia, l’alimentazione a base di insetti, travolgono abitudini e civiltà. La digitalizzazione dell’esistenza riduce l’uomo a codice, unità di conto sorvegliata da remoto, eterodiretta, ibridata da apparati artificiali. Tutto sottrae all’uomo la memoria, l’eredità, lo spirito.
Affrontiamo una Via Crucis dalle tante stazioni. Una cupola di padroni universali ha nelle mani le sorti dell’umanità per modificarla, riplasmarla, trascenderla e ri-creare una specie postumana. Possiede tutti i mezzi, determina tutti i fini. L’artificiale sopravanza il naturale, i fatti sono sostituiti dalla narrazione. Il potere della cupola è diventato smisurato all’alba della quarta rivoluzione industriale, basata sulla potenza delle tecnologie elettroniche. I fondamenti su cui si sostiene l’ipercapitalismo globalista “assoluto”, sciolto da ogni vincolo o limite sono un greve materialismo estraneo a ogni ipotesi trascendente e il culto del progresso storicistico-nichilistico. Nello spirito del tempo – un tempo senza spirito- non esiste altro che la forma merce, la riduzione di tutto a cosa, prodotto a cui attribuire un codice e apporre il cartellino del prezzo. Tutto è calcolato e calcolabile, il passato è la goffa minorità di un’umanità bambina; il futuro non esiste se non nella forma predittiva dell’incrocio ed elaborazione di dati. In un mondo ridotto a cifra, massa informe, intraprendiamo il viaggio nella notte del mondo, accolta con entusiasmo dalla contemporaneità, tempio del mercante. Il potere tecnocapitalistico non si accontenta dell’ uomo che consuma, pretende che non siano concepibili ideologie diverse dal consumo. E’ permissivo perché soltanto una società permissiva può essere una società di consumi. La sfera dei diritti, allargata a dismisura nel campo individuale e intimo, sfuma nella sfera pubblica, in cui dominano la sorveglianza, il pensiero unico, la repressione dei renitenti all’ ordine neo autoritario.
L’accelerazione impressa dal 2020 (pandemia, identità digitale, compressione della mobilità, sistemi di identificazione e sorveglianza, limitazione dell’agricoltura, cibo artificiale, enfatizzazione eco-climatica, repressione del dissenso, medicalizzazione generalizzata) indica che il processo è nella fase decisiva. Una guerra all’uomo condotta con la revoca della realtà, dei fondamenti dell’esistenza per disgregarne le basi biologiche, antropologiche e ontologiche. La biologia- ridotta a variabile dipendente dai costrutti culturali- è aggredita nel rifiuto di riconoscere ciò che è stato chiaro agli uomini di ogni tempo e civiltà. La tendenza è l’Identico, il Mutante. Le tappe intermedie sono la propaganda asfissiante della sessualità sterile, dell’omosessualità e della transessualità: un’ antropologia negativa che rigetta i fondamenti dell’essere. La riconfigurazione banalizza l’aborto, elevato a diritto universale, salute riproduttiva. Regressione animale, massa biochimica manipolabile. E inutile.
E’ un articolato progetto di dominazione da parte di un’oligarchia padrona dei mezzi come dei fini. Ma quali sono i fini, e soprattutto le ragioni del salto antropologico promosso da costoro? La cornice filosofica è l’antica tentazione gnostica di correggere gli errori della creazione. Un compito auto assunto da gruppi di illuminati certi di conoscere il bene e il male per rimodellare la natura e i viventi con l’ausilio della tecnica. Il fine pratico è esercitare un dominio assoluto, oltrepassando ogni limite, liberandosi da ogni remora, sino a sconfiggere la morte (il progetto transumano). L’uomo occidentale ha aperto la caccia all’infinito, il programma di Francis Bacon: allargare i confini dell’impero umano per realizzare tutte le cose possibili. Questa frenesia dell’illimitato è la caratteristica della modernità, convinta dell’onnipotenza tecnoscientifica. Isaac Asimov immagina un dialogo tra scienziati ne L’ultima domanda. “ Dovrebbe esistere un modo di invertire l’entropia. Dovremmo porre la domanda all’ analog computer galattico.” Il secondo principio della termodinamica dimostra che ogni sistema tende al disordine, dissipando irreversibilmente energia. Non è possibile rimettere il dentifricio nel tubetto. L’uomo faustiano non ci sta. Freneticamente, febbrilmente, in preda a un attivismo da angoscia esistenziale, agisce per modificare la natura e se stesso. Tecno-gnosticismo. L’operazione è guidata da una cupola tecno finanziaria globalista di miliardari, famiglie ai vertici della finanza e dell’industria, dai padroni transumanisti di Silicon Valley. Il livello sottostante sono docenti, giornalisti, artisti, organizzatori e protagonisti dell’intrattenimento , incaricati di produrre le “verità” a uso dello sterminato blocco subalterno di cui noi tutti siamo parte. Nessun complotto, solo l’evoluzione adattiva del capitalismo ultimo. La postmodernità è la sovrastruttura di una struttura, la finanziarizzazione del capitale e la sua globalizzazione. Il Dominio tecnocratico ha scelto le transizioni in quanto elementi decisivi per cancellare e riconfigurare l’uomo: il Grande Reset iniziato nel 2020, anno primo dell’era pandemica.
La transizione sessuale è la più importante. Se il Dominio convince che non è vero che “maschio e femmina li creò” – una cosmogonia condivisa da tutte le civiltà umane- se induce la credenza che non esiste un’identità sessuale definita biologicamente, se nega l’evidenza del dimorfismo uomo-donna, riducendolo a costrutto culturale che può essere contestato, rimosso e modificato, l’homo sapiens non è più lo stesso. Diventa un’altra specie, in transito verso l’androgino di cui favoleggiano alcune tradizioni antiche; si trasforma in un essere infinitamente plasmabile dal potere tecnologico e culturale. L’identità sessuale diventa mobile, provvisoria. Si appartiene al “genere”- non al sesso- che si preferisce. La scelta è ampia, i generi sono illimitati. Vi si aderisce per volontà revocabile, e la società deve prendere atto della scelta. Di qui i modelli linguistici in cui la parola nega ciò che gli occhi vedono e il senso comune constata: se io mi sento donna o qualcos’altro – queer, bizzarro- come tale devo essere trattato, a cominciare dalle parole. La soluzione, nella parola scritta, sono asterischi o segni come lo schwa per indicare un genere neutro; nel linguaggio comune, contorsioni verbali per negare l’evidenza in nome dell’ inclusione diversitaria. Un ossimoro, uno dei mille inventati da una civilizzazione estenuata. Ogni stranezza o perversione diventa lecita, protetta da un corpus di leggi che capovolgono verità, realtà, senso comune. Transizione dalla salute mentale alla follia. Andare contro natura provoca disastri. Più gravi nel campo della sessualità, che tocca l’identità più intima. Non conta essere nati con la coppia di cromosomi XY ( maschio) o XX (femmina). Padrona non è più la natura ma la volontà di un dio capriccioso, Io. Poiché una delle basi dell’ideologia oligarchica è la tesi della sovrappopolazione, la transizione sessuale promuove la sterilità. Omosessuale e non solo, giacché la transizione climatico-ambientale, sostiene la non riproduzione come soluzione ai problemi ecologici. In questa chiave si comprende la propaganda della transessualità, l’enfatizzazione della disforia di genere, l’idea che molti vivano “nel corpo sbagliato” e che la soluzione sia la transizione psicologica, farmacologica, chirurgica sin dall’infanzia. La distruzione delle figure genitoriali, sino all’assurdo neolinguistico del genitore 1, 2 e oltre, gestante e non gestante, la promozione della maternità surrogata o tecnicamente assistita, portano alla fine della famiglia, dei ruoli naturali, della trasmissione dei principi e dei costumi della comunità. Equiparare il matrimonio tra uomo e donna con la relazione omosessuale distrugge l’ alleanza tra i due sessi aperta alla nuova vita. Quello che lorsignori vogliono evitare. Una sessualità senza regole, liquida, sganciata dalla procreazione, che diventa dipendenza, dalle identità revocabili, rende la società una Babele di desideri, capricci, disordine su cui l’oligarchia regna più facilmente.
La transizione alimentare è una rivoluzione di enorme portata. L’homo sapiens è diventato tale, è entrato nella storia allorché, dominato il fuoco e imparato a forgiare utensili metallici, ha cessato di essere raccoglitore e cacciatore per diventare agricoltore e allevatore. Questo ne ha favorito la natura stanziale, ha determinato la nascita del concetto di proprietà e ha reso il matrimonio unione stabile, introducendo il concetto di famiglia. L’ umanità si è scoperta diversa ontologicamente dagli altri viventi, ha preso a misurare il tempo, immaginare la creazione, adorare Dio. Costringere l’uomo ad alimentarsi con prodotti chimici (sino all’ossimoro “carne artificiale” ) cancella tradizioni, abitudini millenarie legate ai territori, al clima, alla natura . Cibarsi di insetti significa dimenticare che l’uomo, onnivoro per conformazione e per adattabilità, ha scelto di non mangiarli se non in condizioni estreme. Sorge un legame con la transizione green, tra le cui tesi spicca il rifiuto della zootecnia in quanto produrrebbe un eccesso di anidride carbonica, di consumo di acqua e energia non rinnovabile. La crisi agricola è un rischio fortissimo per la sovranità e la sicurezza alimentare, il diritto di scegliere il proprio modello di produzione, distribuzione e consumo del cibo. Un mondo senza agricoltura ed allevamento capovolge diecimila anni di storia e ridisegna la nostra specie. Per l’uomo l’alimentazione non rappresenta soltanto l’esigenza di sfamarsi: è un potente elemento di comunità, convivialità, cultura. La transizione alimentare cambia non solo ciò che si mangia, ma anche come: bandisce lo stare insieme che riunisce la famiglia e la comunità in un rito dalle innumerevoli sfaccettature. Costringe a pranzi frettolosi, solitari; la civiltà del mangiare viene sussunta nella “pausa pranzo”, il frettoloso intervallo tra tempi di lavoro dell’homo faber et consumens . L’artificiale scaccia il naturale con rischi ancora sconosciuti.
Un altro pilastro è la transizione climatico-ambientale. La narrativa- presentata come scientificamente indiscutibile- è che è in atto un cambiamento climatico di origine antropica. Il nemico principale è l’anidride carbonica (CO2) la cui concentrazione è in aumento. Qualcuno lo nega: gli attuali livelli sarebbero inferiori ad altre epoche. Dalla supposta catastrofe climatica ci si salva capovolgendo la nostra vita. La specie umana è la nemica dell’ambiente; il pianeta muore di riscaldamento e inquinamento. Le due questioni, assai distinte, vengono unificate. I militanti ostentano aspetto corrucciato, toni apocalittici, moralismo esacerbato, animati da un fondamentalismo iracondo, impaurito, che sta contagiando un’intera generazione. I movimenti hanno denominazioni da fine del mondo: Ultima Generazione, Extinction Rebellion. L’ obbligazione imperiosa è a comportamenti ecologicamente virtuosi: minori consumi, riconversione industriale, fine dei combustibili fossili, campagne anti nataliste. La menzogna è doppia: il clima cambia da milioni di anni, dunque non può essere attribuito all’azione umana degli ultimi decenni. La concentrazione di CO2 ha effetti deleteri, ma è uno degli elementi che rendono possibile la vita. La transizione green è promossa dalla stessa classe dominante che ha prodotto il sistema sotto accusa. Resipiscenza? Senso di responsabilità? Piuttosto la volontà di convertire i modelli produttivi ed energetici ponendo i costi a carico di tutti. Il meccanismo è geniale: il Dominio modifica le sue priorità con costi umani, economici, esistenziali giganteschi. Dobbiamo essere noi a invocare la transizione, felici di pagarne il prezzo. Il peso dei terrori climatici è sorprendente. La scrittrice Verena Brunschweiger sostiene che “i bambini sono la cosa peggiore che si possa fare all’ambiente. Sono i più grandi killer climatici; una vita senza figli è l’unica via razionale e moralmente giustificabile per uscire dalla miseria climatica verso cui il mondo si sta dirigendo. Per ogni bambino che non nasce risparmiamo 58,6 tonnellate di CO2 all’anno”. Viene propagato un sentire antiumano teso alla diminuzione della popolazione, voluta dal Dominio che di noi ha sempre meno bisogno ( automazione, robotica, tecnologie informatiche, Intelligenza Artificiale). Il biologo Paul R. Ehrlich profetizzò centinaia di milioni di morti per inquinamento e sovrappopolazione: “c’è troppa gente sul pianeta e chiunque abbia più di due figli dovrebbe essere trattato come un pericolo”. Sorgono associazioni che promuovono l’estinzione umana. Lo slogan è: salva il pianeta, suicidati. Gli assi della proposta sono non avere figli, suicidarsi, abortire, praticare il cannibalismo per non nuocere agli animali e compiere solo atti sessuali sodomitici per non procreare.
Infine, la rivoluzione digitale che deforma tutto, anche noi. La macchina acquisisce capacità applicabili in ogni ambito. Il sistema digitale ha colonizzato lo spazio pubblico, imposto le proprie regole, lasciandoci privi di reali libertà. Tutte le attività vengono rivoluzionate. Non soltanto comunicazione e intrattenimento: lavoro, religione, istruzione, servizi, finanza, acquisti, politica, sessualità. La distinzione pubblico -privato si dissolve. Il digitale vive di dati, estratti da tutto ciò che facciamo, vediamo, dalle relazioni che intratteniamo, dalle preferenze e dalle idiosincrasie. Big Data memorizza tutto mentre i sistemi di censura controllano e sempre più spesso sopprimono le opinioni dissenzienti. La dittatura perfetta: dati e informazioni sono l’ infrastruttura strategica del XXI secolo. La rivoluzione digitale cambia irrevocabilmente le nostre vite. Abitiamo la rete convinti che sia un mezzo. Più potente e pervasivo di ogni altro, ma un mezzo. La tecnologia colonizza, penetra, detta tempi, azioni: è tutto fuorché neutra. La megamacchina avanza travolgente: non spendiamo più denaro contante, addebitiamo somme su conti gestiti da remoto; possediamo delle card con chip (presto inseriti nel corpo) il cui contenuto è la storia della nostra vita. Non abbiamo più una sfera privata: tutto è a disposizione di chi accumula, processa, elabora dati.
La tecnologia ha dei padroni. Il suo sviluppo planetario ha prodotto l’immensa potenza di giganti come Apple, Microsoft, Google, Amazon, Facebook, Tesla, un apparato di potere più forte degli Stati. Le tecno corporazioni sono entità in grado di interloquire con i governi da posizioni di forza, con uno sterminato numero di utenti dipendenti per ogni azione della vita quotidiana, in un rapporto di assoluta sudditanza. Le tecnologie digitali hanno semplificato moltissime azioni che necessitavano di ragionamenti, diminuendo le nostre capacità logiche. L’ uso dei navigatori ci esime dal senso dell’orientamento, le rubriche digitali e i motori di ricerca limitano le nostre capacità mnemoniche, le calcolatrici rendono inutile esercitare la matematica. E’ in pericolo la parte cognitiva del cervello; declina la capacità di giudizio. Ogni risposta è a disposizione, predisposta da algoritmi, sequenze matematiche che dettano il ritmo all’umanità.
Siamo attraversati da una transizione insieme antropologica ( l’Homo digitalis è una specie nuova), politica ( i padroni delle tecnologie digitali impongono idee e visioni del mondo) economica ( la vittoria schiacciante del modello liberista di consumo) e civile ( il progetto di controllo sociale, intellettuale h.24). Basta avere uno smartphone perché la nostra posizione, il nostro itinerario sia noto a chi ci guadagnerà sopra. Riceviamo pubblicità personalizzate, ci giungono suggerimenti per i nostri comportamenti. La mega macchina sa. Dove siamo, perché, anticipa, prevede, accompagna le nostre mosse. E’ il Grande Fratello realizzato con il nostro contributo. Moltissimi ne sono soddisfatti. Regaliamo noi stessi alle tecno corporazioni. L’uomo medio scambia la libertà- autonomia, autocoscienza, responsabilità- con la comodità . L’universo digitale ci blocca in un’infanzia perenne: il bambino è plasmabile, cede alla seduzione, necessita di guida, di soluzioni facili. Quello che serve alla megamacchina per rinchiuderci nella prigione digitale. Secondo il filosofo Byung Chul Han, convertito al cattolicesimo, “il sistema sociale espone oggi tutti i suoi processi a un obbligo di trasparenza al fine di standardizzarli e di accelerarli. “. Ma la natura umana ha bisogno di spazi in cui possa sostare senza lo sguardo dell’Altro. L’ eccesso di illuminazione provoca l’ effetto burnout, un incendio spirituale, sindrome di esaurimento emotivo e spersonalizzazione. I pericoli della megamacchina sono molteplici: pensiamo al green pass, alla carta d’identità digitale, al portafogli digitale in cui sono immagazzinate tutte le informazioni che ci riguardano. La vita intera a disposizione dei dominanti. La macchina fa tutto, sostituendosi alla mente, sovrapponendo il giudizio algoritmico al nostro. Le sue risposte sono ammantate di indiscutibilità e onnipotenza. Per tutto esiste una risposta offerta dalla tecnica, modello e programma esistenziale. Concepito ed utilizzato contro la persona e le libertà. Anziché governare le cause dei problemi, che richiede coraggio, immaginazione, flessibilità, controlla gli effetti. Una dolce droga per schiavi soddisfatti .
Sorveglianza, dominio, controllo: la Matrix perfetta. Come l’ impianto di chip governati da remoto nel corpo umano. La sorveglianza diventa normalità. Qual è il libero arbitrio di un essere dentro il quale un apparato interagisce con altri apparecchi artificiali (posseduti , vigilati e diretti dai padroni della tecnologia) ricevendo indicazioni, disposizioni, ordini ? Qual è il rapporto tra il ricevente e chi fornisce gli input ? Avremo ancora una sfera personale, interiore? L’ibridazione con la macchina avrà dei limiti, il libero pensiero, la politica, le religioni sussisteranno ancora ? Chi controllerà i controllori, se possiedono mezzi di una potenza così estesa ? Siamo sulla via di creare due specie distinte, l’umanità comune colonizzata dall’artificiale, e “loro”, i padroni di mezzi che eccedono l’uomo, manipolato, eterodiretto, cioè schiavo. L’esito è la disumanizzazione. Poche le speranze di sconfiggere la corsa nichilista, ma la battaglia non è perduta. Si accendono fuochi di consapevolezza, l’uomo resta la creatura intelligente aperta all’infinito con riflessi di vita. Vincerà la speranza che non inganna. Padrone della storia è il Dio incarnato: non prevarranno, la promessa di Cristo Re.

In redazione il 16 Novembre 2025


