HomeSport & SpettacoloAforismi & PensieriDamnatio memoriae: “Chi ha smarrito la Sindéresi”? di Andrea Cometti

Damnatio memoriae: “Chi ha smarrito la Sindéresi”? di Andrea Cometti

La disconnessione dalla Sindéresi, nostra “Coscienza virtuale” e innata propensione a distinguere il bene dal male. Sindéresi e “Perdere la Sindéresi”: viaggio tra parole e modi di dire dimenticati.

Chi conosce la parola Sindéresi ? cortesemente alzi la mano!

Ben pochi probabilmente, per questo termine dal suono così innocente ma dai significati molto complessi e profondi, il cui oblio e cancellazione da parte della filosofia moderna è un piccolo mistero. Molto curioso è poi il fatto che ai giorni nostri sopravvive nascosta nel solo lessico psichiatrico in riferimento a quelle psicopatie che riguardano la sfera del bene e del male.

La parola Sindéresi, anche nella sua variante Sintéresi – con la t – deriva dal greco Syntèresis (auto-osservazione e vigilanza interiore sulla coscienza) che tra i vari significati esprime anche la capacità di connetterci alla nostra innata propensione a distinguere il bene dal male; ovvero quella sorta di Coscienza virtuale fonte di quell’indispensabile discernimento che ci ha permesso di sopravvivere nel complesso divenire della storia. Sindéresi è perciò un grecismo tardo latino comparso nel IV° secolo ed affermatosi in seguito nella filosofia medievale e nella Scolastica, rimasto in uso fino al secolo scorso specialmente in ambito della Tradizione Cristiana, il cui vocabolo composto da syn e teréo significa anche vedere, vigilare, osservare, esame di sé. Quindi “Perdere la Sindèresi” equivale oltre al non connettere, all’uscire di senno ed ai più usati, nella parlata corrente: “Perdere la Bussola” o “Perdere la Trebisonda”.

“Chi ha smarrito la Sindéresi”?

Sembra inoltre, che l’antica fortuna del termine Synderesis risieda in un errore di trascrizione dal vocabolo Syneídesiscoscienza – in cui ci sarebbe l’intervento ispirato dell’Abate tedesco e Santo del IX° secolo Rabano Mauro Magnenzio (776-856), il quale nel suo Commento ad Ezechiele dell’842 battezzò ufficialmente il Nostro termine misterioso.

Quindi, con la Sindéresi riscopriamo una parola, che esprime in autonomia un concetto molto importante per la spiritualità dell’uomo, che non a caso ha fatto discutere da sempre le più grandi menti filosofiche e teologiche del passato: da San Girolamo che la chiama scintilla conscientiae, a Sant’Agostino d’Ippona fino a San Tommaso d’Aquino per il quale la Sindéresi esprime la tendenza innata dell’anima umana verso il bene e il suo rifiuto del male. Ma ancor prima, fin dalla scoperta della filosofia da parte degli antichi Greci l’idea del bene e del male – strettamente legato all’Essere (Dio) – è sempre stato un tema dominante: da Parmenide (515-450 a.C.) fondatore dell’ontologia a Socrate con il suo “Sapere più grande di tutti” all’allievo Platone che nella Repubblica (VI° Libro) approfondisce l’argomento bene, fino al di lui allievo Aristotele e più tardi all’immenso Plotino che da filosofo neoplatonico pagano fu un vero anticipatore di molte tematiche della teologia Cristiana.

Su tutti questi maestri del pensiero, padri nobili della nostra filosofia Occidentale in questa sede ci teniamo a ricordare l’originale e sempre attualissimo Mito della Caverna di Platone, in cui l’uomo uscendone – e scoprendo la luce – giunge a scorgere l’idea del bene in sé ma rimane passivamente prigioniero delle Ombre menzognere proiettate sulla parete della Caverna stessa; oltre all’opera fondamentale di San Tommaso d’Aquino, padre del Tomismo che con la sua Summa Theologiae dimostrò la compatibilità tra Ragione e Fede; è da notare che la Scolasticafilosofia Cristiana sviluppatasi nel medioevo – considerava la Sindéresi immune dal Peccato originale ritenendola un riflesso divino della natura umana, correlata alla coscienza, alla legge di natura, ovvero al diritto naturale.

La Sindéresi esprime la tendenza innata dell’anima umana verso il bene e il suo rifiuto del male. 

Altro termine desueto e altrettanto misterioso opposto alla Sindéresi è il Fomite del peccato anche detto Fomite della concupiscenza ed è la tendenza innata dell’uomo al peccato e al male: derivante dal latino “fomes” che significa esca per il fuoco è anch’esso una conseguenza della condizione umana segnata dal Peccato originale pur avendo, rispetto alla Sindéresi un destino molto diverso seguendo il peccatore all’Inferno. Oltre a questo significato spirituale il Fomite viene ancora usato in medicina per indicare un oggetto che può trasmettere un’infezione e comunque in entrambe le applicazioni ha una matrice comune di negatività.

Ora, alla domanda del perchè dell’abbandono graduale della Sindéresi condannata ad un misterioso limbo filosofico, la risposta risiede in quel cambio epocale del rapporto Uomo-Dio riconducibile ai secoli dell’Umanesimo e l’inizio dell’Era Moderna, in cui nuovi approcci scientifici antropocentrici iniziano a sostituire i concetti metafisici di Trascendenza legati al Cristianesimo: se la Sindéresi era stata la voce di Dio da allora l’uomo sceglie di congedarsene progressivamente, aprendo con essa quel comune percorso di declino spirituale che ci porterà fino ai giorni nostri.

Nello specifico, anche se già nella tarda Scolastica con Guglielmo di Ockham (1288-1347), Giovanni Duns Scoto, Meister Eckhart e altri premoderni come Marsilio da Padova, vennero gettate le basi per incrinare e sostituire i sistemi di pensiero aristotelico-tomisti, l’inizio  cronologico vero e proprio in teologia avviene con la Riforma protestante di Martin Lutero (1483-1546) e in filosofia con Cartesio quello del “cogito ergo sum”, Francesco Bacone e il padre della scienza moderna e del metodo sperimentale Galileo Galilei.

Lutero de facto archiviò la Sindéresi considerandola inefficace e sostanzialmente superata, sempre per causa del Peccato originale, concentrandosi come sappiamo nella critica al potere del Papato di Roma e al suo corrotto sistema delle indulgenze; preparando poi con Cartesio stesso (1596-1650) e i vari Baruch Spinoza, John Locke e David Hume il terreno agli Illuministi del XVIII° secolo in cui si ebbe l’avvento dirompente dei così detti Lumi della ragione con Voltaire (1694-1778), Montesquieu, Diderot che alla Tradizione Cristiana e alla Sindéresi contrapposero la Scienza newtoniana e nuovi dogmi come quella del Buon selvaggio di Jean-Jaques Rousseau in cui l’uomo diventa d’un tratto buono per natura, il male un dettaglio trascurabile e l’idea del Peccato originale rovesciato e sostituito da un vago “Ottimismo antropologico”.

Fu però Voltaire la figura più rappresentativa di questa pattuglia di intellettuali autodefinitisi philosophes, autore accreditato della celebre frase: “Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu lo possa dire” in realtà il suo motto preferito fu: “Schiaccia l’infame” e l’infame era la Chiesa e non a caso Diderot lo definì Anticristo. Padre nobile della modernità Voltaire fu il vero ispiratore di un feroce dogmatismo anticattolico ed è storicamente intrigante la circostanza che nel 1778 fu iniziato in Massoneria nella Loggia delle Nove Sorelle di Parigi insieme con l’amico Benjamin Franklin (1706-1790) quando lo stesso Franklin si trovava in missione diplomatica per negoziare l’alleanza militare con la Francia,  che infatti nel 1778 entrò in guerra contro la Gran Bretagna e fu decisiva per la vittoria finale degli stati indipendentisti americani.

Lo stesso Franklin “Primo Americano” e fondatore della Società Filosofica Americana portò il pensiero illuminista oltreoceano riuscendo a fonderlo con le altre sensibilità presenti e gettando le basi per quel fortunato modello di pragmatismo americano – su base economica – giunto fino ai nostri giorni.

Il cerchio Illuminista si chiude con dei mostri sacri del Pensiero moderno: i tedeschi Hegel, quello che teorizzò la discutibile tesi dell’Essere che proviene dal pensiero e non più il pensiero dall’Essere, Fichte ma soprattutto con Immanuel Kant (1724-1804) che negando tout court ogni Metafisica, Trascendenza e dogmatismo religioso portò l’uomo: a farsi dio di se stesso; concetto chiave della modernità, che verrà poi ripreso in tempi recenti dal teologo gesuita Karl Rahner (1904-1984) con la sua Svolta antropologica che fornirà la base teologica al rivoluzionario Concilio Vaticano II del 1962-1965.

Ultimo testimone della Sindéresi, che denunciò con una magistrale Enciclica il pericolo di una deriva relativista possiamo considerarlo Joseph Ratzinger (1927-2022): Benedetto XVI il Papa delle enigmatiche dimissioni nella sua riflessione teologica sottolineava l’importanza della Sindéresi come fondamento della legge morale naturale e come guida per le azioni umane; in particolare in un suo celebre discorso al Bundestag, ribadì il ruolo della coscienza nel discernimento tra il bene e il male e la sua connessione con la ricerca della Verità e della giustizia. La Verità quindi, che con la filosofia moderna evapora archiviata con la debole motivazione che non è raggiungibile essendo che nessuno può sapere cosa sia la cosa in sé e tutto diventa pericolosamente relativo: della filosofia moderna ne diede un caustico giudizio Jaques Maritain che la riteneva una non filosofia perché semplicemente non rispetta nessuna delle regole ammesse da tutti i filosofi precedenti.

Nell’odierna società del progresso illimitato e della post-verità emerge ormai la sola inutilità dell’uomo, privato di ogni certezza, identità e speranza spirituale.

Colpisce infine, che nella Chiesa Cattolica d’oggi l’unica traccia del Nostro termine misterioso sia un’anonima Scuola Sinderesi che organizza corsi di formazione all’impegno socio-economico e politico (conflitto Ucraino e immigrazione Africana) in nome di una generica Dottrina Sociale della Chiesa: in essa del significato originale non v’è assolutamente nulla, mentre emergono terminologie dall’amaro sapore strumentale come minoranze creative e discernimento sociale.

Forse non è proprio una coincidenza che il termine Sindéresi a tutt’oggi resista nel solo ambito delle malattie mentali, in bocca ai nostri fortunati psicoterapeuti: nell’odierna società del progresso illimitato e della post-verità emerge ormai la sola inutilità dell’uomo, privato di ogni certezza, identità e speranza spirituale. “Non possiederai nulla e sarai felice” recitano le onnipresenti Agende dell’Unione Europea e del Nuovo Ordine Mondiale e forse sarebbe proprio il caso di interrogarci se oggi oltre alla Sindéresi si sia smarrito il semplice “Buonsenso dei nostri nonni”!

Andrea Cometti il 29 Luglio 2025

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